gufo
Asio Otus
L'immagine del gufo, in particolare quello reale è sempre stata associata alla sventura, al mondo dell'occulto, a pratiche magiche (la carne di gufo era ritenuta un potente afrodisiaco ) e a sinistri presagi. Il gufo comune (asio otus) è un gufo reale in piccolo. E' uno dei più emblematici predatori alati che abitano gli ultimi lembi di bosco planiziale.


Gufini



Questo rapace estremamente elusivo è alto 36 cm ed è munito di lunghi ciuffi, ha un piumaggio bruno macchiettato ed abitudini notturne e crepuscolari. Gli occhi frontali giallo-arancio e la figura slanciata sono alcune caratteristiche che lo distinguono dall'Allocco e da altri rapaci notturni. Mimetico ed immobile al posatoio, leggero e silenzioso in volo, (il margine delle penne è infatti "pettinato" cioè libero e flessibile in modo da non produrre turbolenza) il gufo sorprende ora l'intruso ora le sue prede quando meno se lo aspettano. Appartati e schivi i gufi si radunano in gruppi per trascorrere l'inverno riuniti tra i cespugli ed i rovi dei boschi di querce, olmi e salici. Le prede, uccise con gli artigli, vengono ingerite intere e le parti indigeribili ( ossa, penne, pelo, parti chitinose ), sono rigurgitate sotto forma di piccole pallottole sferoidali chiamate comunemente BORRE. Analizzando i resti delle borre rigettate dai gufi dopo i pasti, individuiamo le specie da loro più appetite: più spesso roditori, ma anche piccoli uccelli e insetti. Finito l'inverno i gruppi dei " dormitori" si sciolgono ed ogni coppia si insedia nel suo territorio preferito, utilizzando sovente per la ndificazione un vecchio nido di cornacchia, in genere su una quercia.

Gufini


All'inizio di aprile la femmina depone 3-5 uova che cova per circa 26-27 giorni. Durante questo periodo viene nutrita dal maschio. Finalmente i nidiacei, coperti di bianco piumino, cominciano ad animare il nido e ad emettere forti pigolii che si accentuano verso sera, chiedendo cibo ai genitori. Trascorsi i primi giorni uno accanto all'altro, i giovani gufi conquistano posizioni separate, uscendo prematuramente dal nido e arrampicandosi sui rami con i forti artigli. Il più robusto sarà il primo ad abbandonare l'albero per seguire altrove le lezioni di caccia dei genitori, che tuttavia continueranno a nutrire i gufetti dove si trovano. Una bassissima percentuale di nidiacei raggiunge la fase adulta. Ponendo fine alle battute di caccia alla cornacchia (durante le quali si possono abbattere nidiacei di gufo) e lasciando intatti alcuni boschi originari, faciliteremo la sopravvivenza del gufo ed il suo utile ruolo per l'ecosistema.




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