L'AREA DEL MONASTERO era piuttosto vasta e protetta all'interno
delle mura del castrum. Il complesso, ceduto all'
ordine
cluniacense per volontà dei
Pombia-Biandrate, aveva
un'economia che si basava sull'attività agricola.
L'AREA DEL RICETTO O SETTORE COMUNITARIO
era l'area più
grande del castello, a nord-ovest del recinto.
L'AREA FORTIFICATA era attrezzata per la difesa.
Osservando attentamente l'architettura del castello di
Carpignano si evidenziano tre zone ben distinte:
- la grande area del
monastero di S. Pietro, sede della
cappella castrense;
- quella del "ricetto"
dove i proprietari terrieri depositavano
i loro raccolti nelle caneve;
- l'area difensiva, più fortificata dove si ergeva
il mastio.
Il monastero comunicava con l'esterno grazie ad un'apertura,
posta a sud, nel muro di cinta verso quella zona chiamata
"Arale", un altro ingresso immetteva direttamente nel resto
del castello dove, oggi, vicolo Carducci si incrocia
con l'attuale via Castello.
La sua architettura è simile a quella degli altri
ricetti della zona (Ghemme, Candelo): gli edifici, chiamati
caneve, sono piccolissimi e formati da due ambienti
comunicanti utilizzati per lo più come magazzini,
sopra un piccolo solario.
Nel XV secolo l'aumento della popolazione portò
a sopralzare alcuni di questi edifici. In origine questo
settore aveva una pianta quadrata più piccola
di quella attuale; al suo interno fu costruito, verso
la metà del Quattrocento, il broletto comunale
demolito alla fine degli anni '60.
Un edificio molto interessante è quello del
torchio,
un imponente ma semplice struttura in legno datata 1575.
Il torchio veniva utilizzato per la spremitura della
vinacce delle noci e del ravizzone con i quali si produceva
l'olio.
Il grande edificio alla destra dell'ingresso era il mastio
che dalle sue caratteristiche architettoniche sembra essere
costruito fra il XIII e il XIV secolo.
Probabilmente nel Duecento l'edificio era l'abitazione del
feudatario; oggi sono ancora visibili le merlature.
Proseguendo verso destra, lungo quello che un tempo era il
fossato (l'attuale via della Fossa) troviamo ciò
che rimane dell'antica casa-torre (non menzionata da
alcun documento).
Si può ipotizzarne qui,
nell'angolo a nord-ovest, la sua costruzione, perché
era il punto meno difeso dell'antico recinto, ma allo stesso
tempo più aperto verso la campagna, apertura che
permetteva il controllo della vicina via Biandrina e dei
guadi della Sesia. Doveva essere un'imponente costruzione,
con muri spessi costruiti con ciottoli disposti in una
primitiva struttura a spina di pesce, non manca, però,
l'utilizzo di materiale riciclato da edifici preesistenti.
All'interno, poco lontano, un edificio nobiliare, costruito
nella seconda metà del XV secolo, è abbellito
da finestre tardogotiche in cotto: questa sembra essere stata
la residenza del notaio Mughetti, che abitò nel castello
nella seconda metà di quel secolo.