STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO
CHE LE INSEGNO' A VOLARE
(racconto di L. Sepùlveda)

Qui la storia si incomincia a narrare
di Kengah, una gabbiana che vola sul mare.
Con il suo stormo di gabbiani
arriva da paesi lontani.
Incontra tanti compagni con cui viaggiare
e grandi amicizie può fare.
Kengah con tutto lo stormo scende in picchiata
in cerca di aringhe: che bella scorpacciata!
Quante aringhe ci sono nel mare!
Amici, incominciamo a mangiare!
Un’onda nera travolge il gruppo che subito inizia a scappare
ma Kengah non sente dal capo stormo l’allarme dare.
Il mare di petrolio è ricoperto
e i gabbiani scappano di certo.
Kengah esce dal mare e sola si trova
e a sbattere le ali tante volte prova.
Ma di petrolio il suo corpo è macchiato.
ed a toglierlo infine ha rinunciato.
La gabbiana con fatica riesce a volare
fuggendo dalla maledizione del mare.
La torre di San Michele d’un tratto appare:
ora un luogo per atterrare Kengah deve trovare!
La gabbiana precipita su un balcone
dove c’è un gatto nero e ciccione.
"Non ti preoccupare non ti mangio"- dice il gatto.
E con la gabbiana stringe un patto.
"Tre promesse mi devi fare.
Primo: l’uovo non devi mangiare.
Poi il pulcino dovrai curare
ed infine insegnargli a volare."
Zorba accetta con un sorriso
e Kengah, deposto l’uovo, va tranquilla in Paradiso.
Zorba intanto dai suoi amici al ristorante va
per informarli della grande novità.
C’è una gabbiana da curare
e tutti da Diderot decidono di andare.
Diderot ascolta i gatti con attenzione
ma solo in biblioteca si troverà la soluzione.
La parola giusta bisogna trovare:
e sull’enciclopedia si mette a cercare.
Oh, no! Non trovo niente!
E sto cercando disperatamente!
Tante parole ci sono nell’enciclopedia:
benzina è la soluzione che il petrolio manderà via.
Ma troppo tardi Zorba torna nella casa del suo padrone
morta è ormai la gabbiana sul balcone.
Un uovo a macchioline azzurre ha lasciato
e Zorba si sente molto preoccupato.
Ora il gatto l’uovo deve covare,
chissà quanto dovrà durare?
Venti giorni fermo dovrà stare
e così l’uovo inizia a sorvegliare.
Un bel giorno Zorba una crepa nel guscio vede
e quasi quasi ai suoi occhi non crede!
Fa capolino una piccola testolina
che dice subito: "Eccomi, mammina!"
"Mamma! Mamma! Ho fame! Dammi da mangiare!"
E Zorba, ad un tratto, comincia a saltare.
Per il pulcino che deve allevare
mosche, insetti e zanzare deve catturare.
Zorba sotto il vaso nasconde il pulcino.
quando la signora delle pulizie è vicino.
Ma curioso chiede il piccolino:
"Perché stiamo giocando a nascondino?"
Poi i gatti dai topi decidono di andare
per un problemino da affrontare.
"Un accordo dobbiamo fare
e tutti insieme collaborare.
Dal giardino di notte potrete passare
ma il pulcino in pace dovrete lasciare".
I gatti del porto poi da Sopravento decidono di andare
perché una cosa importante gli devono domandare.
Sopravento risolve il loro problemino
comunicando che femmina è il pulcino.
I gatti tutti insieme decidono di andare…
…il battesimo di Fifì a celebrare.
Quanti "Evviva!" si sentono per Fortunata:
sembra proprio una vera festeggiata!
Infine i gatti cercano di insegnarle a volare
perché l’ultima promessa devono rispettare.
"A e B devi alzare, il punto E devi sollevare
i punti C e D allungare, se veramente vuoi volare!"
Tante volte Fifì prova a volare
ma alla fine deve rinunciare.
Mattia a Fortunata decide di comunicare
che non è un gatto e deve smettere di sognare.
"Bocca, baffi, coda non hai
un gatto non diventerai mai!"
Molto triste è Fortunata
e da Zorba viene consolata.
Ma il gatto la gabbianella vuol far volare
e dal padrone di Bubulina decide di andare.
Il poeta, sentendo il gatto parlare,
a bocca aperta rimane ad ascoltare.
"È arrivato il momento di volare;
piccola gabbiana ce la puoi fare!"
E dalla torre di San Michele finalmente
Fortunata spicca il volo dolcemente.
Eccoci giunti alla fine del racconto
e di una cosa ci siamo resi conto:
che Zorba e Fifì insieme
hanno imparato a volersi bene.
Nonostante la loro diversità
hanno scoperto una grande verità:
è facile chi è uguale a noi accettare
ma con impegno anche chi è diverso possiamo amare.

I bambini della classe IV A - Anno scolastico 2010/2011