Il
15 ottobre del 1967 la nuova Scuola Media Statale di Cameri veniva inaugurata
e intitolata a Francesco Tadini.
Francesco, figlio del medico condotto Gaspare, nativo di Vespolate,
e della giovane camerese Francesca Passaggio, seguì i corsi di
ginnasio nel collegio di Miasino, successivamente frequentò il
liceo dei Gesuiti a Novara. Nel 1807 si laureò in medicina a
Pavia; l’anno seguente in chirurgia.
Durante gli anni trascorsi in Università il giovane seguì
quelle idee riformiste che avevano preparato ed alimentato la Rivoluzione
Francese.
Tornato a Novara, dove la famiglia si era trasferita, iniziò
con successo la sua carriera di libero professionista finchè
ottenne il posto di medico sostituto in una delle sale di medicina e
chirurgia dell’Ospedale Maggiore della Carità.
Attorno al 1817 egli si affiliò alla setta dei Carbonari di Novara,
votandosi alla causa della libertà italiana ed entrando in contatto
con i più accesi cospiratori piemontesi e lombardi. Nel 1820
il Tadini prese le redini della Carboneria novarese .
Nei primi mesi del 1821 il Tadini si trovò a Torino da dove,
dopo segreti accordi, partì nel marzo un’insurrezione che
interessò Pinerolo, Alessandria, Vercelli e il 13 marzo coinvolse
anche a Novara. Egli aveva precedentemente preso accordi perché
fosse aperta la Porta Genova della città: con un drappello di
uomini vi entrò . Nell’attuale piazza Martiri il Tadini
proclamò la costituzione di Spagna, suscitando applausi e grida
entusiastiche.
Egli divenne membro della nuova Municipalità e fu designato comandante
della Guardia Nazionale. Il sogno di libertà ebbe breve durata,
infatti alla fine di marzo Carlo Felice chiese e ottenne l’appoggio
delle truppe austriache per dar inizio alla controrivoluzione. Le speranze
costituzionali di Novara caddero e il Tadini dovette fuggire verso Genova
e da lì si imbarcò alla volta di Barcellona, ma non ottenendo
asilo politico si rifugiò a Losanna e poi a Ginevra. Ebbe inizio
per lui una dura vita senza fissa dimora per non ricevere gli sfratti
della polizia elvetica.
Nel frattempo in Italia era stato istituto un processo anche contro
di lui che, insieme ad altri rivoluzionari, fu condannato alla confisca
dei beni e all’ impiccagione.
Si trasferì a Parigi dove condusse una vita ritirata nel tentativo
di sfuggire alla polizia, ma ne febbraio 1823 fu trovato, espulso dal
territorio francese e deportato in Inghilterra, dove rimase per oltre
sette anni .
Tra difficoltà di ogni genere riuscì a rendersi indipendente
esercitando la propria professione. In quegli anni fu acuto osservatore
e studioso della vita politica, sociale ed economica che si svolgeva
in Inghilterra.
Nel 1830, incoraggiato dalle notizie che provenivano dalla Francia,
tornò a Parigi, ma ancora una volta fu deluso e anche i moti
del 1831 in Italia fallirono.
Carlo Alberto nel 1842 concesse l’indulto generale per i reati
politici commessi nel’21. Il Tadini ottenne l’amnistia e
fece finalmente ritorno in patria; a Novara riprese l’esercizio
della sua professione.
Investì il suo entusiasmo e le sue forze negli avvenimenti del
1848, ma ancora una volta i suoi sogni liberali andarono delusi. Trasferitosi
a Torino iniziò una lenta quanto inarrestabile debilitazione
psico-fisica che culminò in una grave infermità.
Visse di una modesta pensione vitalizia sino alla morte nel gennaio
1860.