Il Castagno è uno degli alberi più tipici del paesaggio alpino piemontese,
ed è la pianta più amata dalle popolazioni montanare per l'importanza che,
con i suoi prodotti, ha rappresentato per la loro vita.
E' una pianta
originaria dell'Europa meridionale ed era già ampiamente aprezzata dai
Romani antichi che chiamavano i frutti col nome di" Ghiande di Giove".
Il Castagno può raggiungere dimensioni imponenti, soprattutto negli esemplari
isolati ed è piuttosto longevo, potendo superare i cinque secoli di vita.
Uno degli alberi più antichi esistenti in Italia è proprio la celebre
pianta di Castagno, detta dei 100 cavalli, esistente sull'Etna, la cui età supera
probabilmente i 1000 anni e nel cui tronco cavo una intera famiglia aveva
ricavato il proprio alloggio.
Il tronco ha corteccia grigio-scura, liscia
quando la pianta è giovane, profondamente fessurata e rugosa quando l'albero
invecchia. Il Castagno ha la caratteristica di fiorire abbastanza tardi,
quando le foglie si sono già aperte da un pezzo. Il frutto è formato da
un involucro esterno rivestito di aculei, detto riccio, nel cui interno sono
racchiuse 2-3 lucenti castagne. Tra le oltre 300 varietà di castagne
coltivate, vanno ricordati i celebri " marroni " dal grosso e prelibato frutto, usati anche
in pasticceria. Tra le popolazioni di molte zone delle nostre montagne,
il Castagno ha rappresentato per molto tempo la principale fonte di alimento:
le castagne fresche, secche, ridotte a farina, erano veramente la base del cibo
quotidiano. Da esse si estraeva altresì lo zucchero e l'alcool, mentre dai
tronchi si ricavavano i materiali per la costruzione di case, mobili, e perfino
piatti, cucchiai e forchette. Le foglie del Castagno che cadono in autunno
vengono raccolte ancora oggi per formare la lettiera del bestiame, al posto
della paglia che invece si usa in pianura. I funghi che crescono in associazione
con le radici del Castagno, rappresentano una produzione indiretta di quest'albero.
Oggi il Castagno non occupa forse più quel posto così importante nella vita
dell'uomo, ma ancora offre produzioni di estremo interesse: oltre al frutto
ed al legno, è infatti la pianta maggiormente usata per l'estrazione del tannino,
sostanza insostituibile nell'industria conciaria.
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