Caratteristiche
del territorio


Caratteristiche
del fiume Sesia

I boschi
ripariali

Il bosco
ceduo


I gerbidi e
i prati irrigui

L'origine del
Bosco dei Preti






Il Bosco dei Preti si trova un poco all'interno, sul lato destro della strada provinciale che da Carpignano porta a Ghislarengo; racchiude in sč elementi di particolare pregio sotto l'aspetto naturalistico.


Al suo interno, estesa su una superficie di 12 ettari, si trova l'oasi WWF. L'oasi ha una composizione vegetale con una copertura del 25% di bosco d'alto fusto e vi si trovano prevalentemente alberi di farnie. La parte restante va suddivisa tra gerbido e ceduo di robinia. La fascia marginale, posta verso est, č delimitata da un fosso irrigatore che dą origine ad un piccolo stagno. Qui la vegetazione d'alto fusto č composta da ontani neri con qualche esemplare di ontano bianco.

Mappa dell'oasi

La sua storia

Da una mappa a colori datata 1723, conservata presso il Comune di Carpignano, riguardante controversie territoriali di confine tra Carpignano e Ghislarengo, appare una localitą, denominata da entrambe le parti, "GHIAIETO BOSCOSO DE PRETI".
In pratica questo luogo era un isolone circondato da due rami del fiume Sesia: il ramo del Fortino o Biraga verso Ghislarengo, il ramo della Cavalla o di S.Agata verso Carpignano.
Questo isolone veniva sicuramente inondato dalle periodiche piene del fiume.


Nella mappa "Rabbini" datata 1866, il ramo della Cavalla appare gią quasi completamente prosciugato.

MAPPA del 1866

In altre mappe successive, dal suo letto, nei pressi del nostro bosco, appaiono due sorgenti che danno vita ad altrettanti stagni molto estesi: stagno di "MONFOSSATO", ora completamente scomparso, e stagno di "S.AGATA" o "AVETTO", trasformato recentemente in laghetto per la pesca sportiva.
Il nome "BOSCO DEI PRETI", comparso nei documenti all' inizio del diciottesimo secolo, si puņ ipotizzare abbia avuto origine il secolo prima, forse per indicare parte di questa localitą, di proprietą Comunale, gestita in affitto dal "Capitolo di Vigevano" ( un istituto religioso proprietario della roggia Biraga ), per meglio controllare i vicini imbocchi della roggia, posti nell'alveo del fiume e per avere legname sul posto, da usare per la manutenzione degli imbocchi stessi.

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