Upupa

Bellissima e inconfondibile, l'upupa si colloca in uno spazio tutto suo nel mondo degli uccelli. Molti caratteri sono singolari, sin dall'aspetto: becco curvo, lungo e sottile, caldo colore beige del corpo, spettacolare cresta che a seconda dell'umore si alza ad arco o si ripiega sulla nuca, infine la bellissima barratura bianca e nera di ala e coda, che ne permette il riconoscimento a distanza; il volo è ondeggiante e ricorda un'enorme farfalla in balia del vento.



Patisce l'agricoltura intensiva; vive in ambienti aperti con clima caldo e secco ed abbondanza di cavità. Ricerca il cibo nei boschi radi, nelle campagne aride, nei giardini, nei coltivi, nei vigneti e nelle zone poco alberate. Frequenta anche gli insediamenti umani.
Nidifica nei buchi degli alberi, dei muri, nei vecchi nidi dei picchi, tra i mucchi di pietre. La deposizione delle uova inizia ad aprile; può fare 1-2 covate all'anno con 5-8 uova(raramente di più) di color grigio-chiaro. La femmina cova in solitudine per circa 17 giorni; poi i piccoli vengono nutriti da entrambi i genitori per 23-25 giorni nel nido e anche per un certo periodo successivo all' involo.
Si ciba di grossi insetti (ad es. grilli e loro larve, bruchi, larve di maggiolini, ragni, millepiedi, lombrichi e chiocciole). Fin dall'antichità viene riportato il fatto che l'upupa puzza. Una nomea che potrebbe trovare spiegazione in un particolare comportamento. I piccoli nel nido, che generalmente dista poco dal suolo, mostrano relazioni di difesa assai efficaci nei riguardi dei predatori che si avvicinano. Emettono fischi sibilanti, quindi si appiattiscono sul substrato volgendo all'interno la testa e verso l'esterno la parte posteriore del corpo leggermente rialzata, in modo che, sollevando la coda, possono spruzzare al difuori del nido il contenuto liquido dell'intestino. All'inizio del loro sviluppo spruzzano gli escrementi liquidi senza mirare, ma appena acquistato una certa perizia li possono dirigere con precisione verso l'intruso. Inoltre, durante il periodo di crescita nel nido, sviluppano notevolmente la ghiandola dell'uropigio. Da tale ghiandola, mentre spruzzano gli escrementi verso gli intrusi, emettono anche una piccola goccia di una secrezione nero-brunastro di pessimo odore.



Nel Medioevo cristiano era tenuta in spregio e veniva talvolta contrapposta all'uccello del Paradiso; era associata al diavolo probabilmente a causa dei ciuffi di penne sul capo simili a corona. Una miniatura carolingia raffigura gli animali in cammino verso la fonte della vita: soltanto due upupe si allontanano dalla salvezza.
Il racconto persiano medioevale di Farid-ud-Din'Attar,"Il verbo degli uccelli" è tutto dedicato alle doti iniziatiche dell'upupa.
L'upupa dirige l'assemblea degli uccelli riunitisi per eleggere il loro re rivelando loro che un re già lo possiedono. Questi ha nome Simurg e risiede in un luogo inaccessibile, oltre il monte Quaf. Chiede pertanto agli uccelli di accompagnarla per fargli visita. Nel largire il suo insegnamento, l'upupa rivela via via segreti sempre più profondi. Alla fine, a migliaia si lanciano nella disperata avventura, che durerà molti anni. Alcuni periscono nella traversata,vinti dagli stenti e dalla fatica. Solo trenta giungono a destinazione, privi di piume e di ali. Altri hanno perduto le zampe. Li attende una luce abbagliante, come i migliaia di astri risplendenti. Vengono riassorbiti in quel fulgore, trapassano nel fuoco di Simurg e la loro ombra si perde in lui. Il poema, sotto il linguaggio fiabesco, ha intenti didascalici: mostra le difficoltà insite in ogni rinuncia e i pericoli del viaggio iniziatico, tant'è che soltanto pochi eletti lo porteranno a termine.



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