L'EMIGRAZIONE



Nessun Paese d'Europa contava alla fine del secolo scorso e nei primi anni del Novecento tanti emigranti come l'Italia. Dai 130.000 all'anno nel 1880, il loro numero era salito a 540.000 nel 1901 e a ben 872.000 nel 1913. Una parte di questi emigranti, provenienti per lo più dall'Italia Settentrionale (Veneto, Piemonte, Lombardia), si dirigeva verso i Paesi vicini: Francia, Svizzera, Austria, Germania. Erano impiegati come manovali nei lavori edilizi, stradali e ferroviari e anche nelle miniere e nelle industrie di questi stati.

A prezzo di duri sacrifici, inviavano ogni anno alle loro famiglie somme anche importanti e dopo alcuni anni ritornavano al loro paese. A volte l'emigrazione era solo stagionale: in autunno i contadini e i montanari delle zone depresse emigravano nelle nazioni d'Oltralpe per lavorare e tornavano a casa in primavera col loro gruzzolo di soldi guadagnati e risparmiati con sacrifici inauditi e privazioni inconcepibili .




L'abbraccio straziante tra coloro che partivano e coloro che restavano.



Nel primo Novecento l'emigrazione italiana si diresse soprattutto negli Stati Uniti.

Accanto a questa migrazione europea e temporanea si sviluppò, in maniera sempre più considerevole, un'emigrazione a carattere definitivo verso l'Africa Settentrionale e particolarmente verso l'America. Gli Italiani erano numerosi in Algeria e soprattutto in Tunisia. Per quanto riguarda l'emigrazione trans-oceanica, raggiunsero l'America del Nord, in particolare gli Stati Uniti, ma anche i grandi Paesi del Sud, come il Brasile e l'Argentina. Gli emigranti italiani nell'America Settentrionale si inserivano in un Paese con molte città e si indirizzavano ad attività lavorative di tipo industriale (in genere come manovalanza poco qualificata) o alla costruzione di strade e ferrovie; raramente trovavano lavoro in agricoltura e tanto meno potevano mettersi in proprio come contadini indipendenti. In Brasile e in Argentina, invece, gli emigrati italiani riuscivano spesso ad inserirsi in agricoltura, in alcuni casi arrivando a creare aziende indipendenti, di cui diventavano i proprietari.

La seconda fase della storia dell'emigrazione italiana incomincia con i primi anni del Novecento e fu caratterizzata da due novità: per quel che riguarda le aree di partenza acquistarono un'importanza crescente le regioni meridionali e soprattutto la Sicilia; per quel che concerne le aree di destinazione, gli Stati Uniti diventarono l'unica meta di tutti gli emigranti italiani. Questo esodo di massa ( 8 milioni tra il 1900 e il 1914 ) ebbe dei costi umani elevatissimi perché significò disperato sradicamento dalla propria terra e perdita di identità in Paesi stranieri, dove i rapporti umani erano difficili e bisognava spesso accontentarsi di lavori umilianti, faticosi e mal pagati.




Il manifesto di una compagnia di navigazione.



ritorna

home

naviga