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Il torneo era un combattimento che si svolgeva tra due squadre di cavalieri.
Lo scopo del torneo non era quello di uccidere l'avversario ma di disarcionarlo dal cavallo.
I cavalieri combattevano protetti da corazze, con elmi e scudi decorati con gli stemmi della famiglia, usando lance senza punta.
Il torneo si svolgeva in un’arena o in un vasto campo dentro al castello, in un largo steccato circolare.
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Quando il signore organizzava un torneo, mandava alcuni messi (servi) da castello a castello per comunicare la notizia.
L'annuncio del torneo giungeva molto lontano.
Molti cavalieri compivano viaggi di settimane e mesi per partecipare ad un torneo.
Ognuno faceva a gara nel superare gli altri con la magnificenza delle proprie tende adorne di tappeti, bandiere e pennoni.
I più ricchi portavano con sé una piccola corte di scudieri, paggi e servi vestiti con abiti variopinti e sfarzosi, ornati di piume e di gemme.
Chi accettava l'invito a gareggiare doveva fornire una prova della propria abilità, infine doveva appendere ad una lancia lo scudo recante lo stemma del casato cui apparteneva, perché tutti potessero vederlo e sapere chi era.
Quando un cavaliere toccava con la propria lancia lo scudo di un rivale, significava che voleva sfidarlo a duello.
Dietro lo steccato si accalcavano contadini, giocolieri e venditori di cibo.
Nei recinti si aggiravano araldi e venditori di armi.
In appositi palchi sedevano le dame e le damigelle.
Un palco era riservato ai giudici.
I paggi davano fiato alle trombe, rullavano i tamburi: la grande festa di armi aveva inizio.
Sarebbe durata fino al tramonto.
La giostra era un duello tra due cavalieri.
Le trombe suonavano la carica, i cavalieri salivano a cavallo e si affrontavano.
Se il cavaliere colpiva il cimiero dell'avversario guadagnava un punto.
I cavalieri potevano perdere tre lance prima di essere sconfitti e poi continuavano a combattere con le spade.
Quando il nemico cadeva a terra, l'altro cavaliere aveva vinto.
Chi era stato vinto poteva essere fatto prigioniero finché non veniva pagato il riscatto.
Il cavaliere doveva colpire un bersaglio formato da un pupazzo, avente generalmente l'aspetto di un saracino girevole sul proprio sostegno.
Se il cavaliere, assestato il colpo, non si sarebbe scansato in fretta, avrebbe ricevuto una gran botta sul dorso.
I cavalieri, passando al galoppo, si trovavano a infilare con la lancia un anello sospeso.
I combattimenti a piedi erano frequenti e programmati.
Ogni contendente doveva effettuare un numero prestabilito di assalti in alternanza
con l'avversario, ognuno dei contendenti combatteva con la spada, con l'ascia o con armi in asta.
Più tardi si affermavano scontri a squadre, con due gruppi di armati combattenti ai lati opposti di una barriera: era il cosiddetto "torneo appiedato".
Il vincitore di una gara si accostava al palco delle dame per ricevere il premio, che era un oggetto di valore modesto: una corona, una borsa, un ricamo.
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